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Cilavegna. Il no al tampone costa 6 mesi di salario a due operatrici sanitarie di Cilavegna

Si sono rifiutate di fare il tampone e la cooperativa per cui lavorano le ha sospese. Due operatrici socio-sanitarie della residenza per anziani Casa Serena, a Cilavegna, hanno fatto ricorso al giudice del lavoro ma, alla fine, hanno dovuto arrendersi: per tornare al lavoro tra gli anziani dovranno fare il tampone, per tutti gli screening che si renderanno necessari, ma soprattutto dovranno rinunciare a sei mesi di stipendio. Tanto è durato il provvedimento disciplinare, fino a che, in tribunale, si è arrivati a un accordo.




La causa civile sulla sospensione di due operatrici socio-sanitarie che si erano rifiutate di fare il tampone apre lo spiraglio su un altro fronte, ancora più delicato e controverso. In tribunale sono attesi infatti ricorsi anche in tema di vaccini Covid. Un lavoratore nel settore sanitario può essere obbligato a vaccinarsi? E rifiutando il vaccino anti Covid può andare incontro alla sospensione o addirittura al licenziamento? Al momento non c'è un orientamento chiaro della giurisprudenza. La legge, però, prevede che il datore tuteli l'integrità fisica dei dipendenti, indipendentemente dal fatto che il governo decida in futuro di rendere la vaccinazione obbligatoria.








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la provincia pavese




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